domenica 29 maggio 2011

Il Libro di Giobbe - Trentaseiesimo appuntamento

Torniamo a seguire le vicende di Giobbe attraverso il trentottesimo capitolo nel quale vediamo il Creatore porre una serie di domande al protagonista di questo libro:


38

1Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine:
2Chi è costui che oscura il consiglio
con parole insipienti?
3Cingiti i fianchi come un prode,
io t'interrogherò e tu mi istruirai.
4Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!
5Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai,
o chi ha teso su di essa la misura?
6Dove sono fissate le sue basi
o chi ha posto la sua pietra angolare,
7mentre gioivano in coro le stelle del mattino
e plaudivano tutti i figli di Dio?
8Chi ha chiuso tra due porte il mare,
quando erompeva uscendo dal seno materno,
9quando lo circondavo di nubi per veste
e per fasce di caligine folta?
10Poi gli ho fissato un limite
e gli ho messo chiavistello e porte
11e ho detto: "Fin qui giungerai e non oltre
e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde".
12Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all'aurora,
13perché essa afferri i lembi della terra
e ne scuota i malvagi?
14Si trasforma come creta da sigillo
e si colora come un vestito.
15È sottratta ai malvagi la loro luce
ed è spezzato il braccio che si alza a colpire.
16Sei mai giunto alle sorgenti del mare
e nel fondo dell'abisso hai tu passeggiato?
17Ti sono state indicate le porte della morte
e hai visto le porte dell'ombra funerea?
18Hai tu considerato le distese della terra?
Dillo, se sai tutto questo!
19Per quale via si va dove abita la luce
e dove hanno dimora le tenebre
20perché tu le conduca al loro dominio
o almeno tu sappia avviarle verso la loro casa?
21Certo, tu lo sai, perché allora eri nato
e il numero dei tuoi giorni è assai grande!
22Sei mai giunto ai serbatoi della neve,
hai mai visto i serbatoi della grandine,
23che io riserbo per il tempo della sciagura,
per il giorno della guerra e della battaglia?
24Per quali vie si espande la luce,
si diffonde il vento d'oriente sulla terra?
25Chi ha scavato canali agli acquazzoni
e una strada alla nube tonante,
26per far piovere sopra una terra senza uomini,
su un deserto dove non c'è nessuno,
27per dissetare regioni desolate e squallide
e far germogliare erbe nella steppa?
28Ha forse un padre la pioggia?
O chi mette al mondo le gocce della rugiada?
29Dal seno di chi è uscito il ghiaccio
e la brina del cielo chi l'ha generata?
30Come pietra le acque induriscono
e la faccia dell'abisso si raggela.
31Puoi tu annodare i legami delle Plèiadi
o sciogliere i vincoli di Orione?
32Fai tu spuntare a suo tempo la stella del mattino
o puoi guidare l'Orsa insieme con i suoi figli?
33Conosci tu le leggi del cielo
o ne applichi le norme sulla terra?
34Puoi tu alzare la voce fino alle nubi
e farti coprire da un rovescio di acqua?
35Scagli tu i fulmini e partono
dicendoti: "Eccoci!"?
36Chi ha elargito all'ibis la sapienza
o chi ha dato al gallo intelligenza?
37Chi può con sapienza calcolare le nubi
e chi riversa gli otri del cielo,
38quando si fonde la polvere in una massa
e le zolle si attaccano insieme?
39Vai tu a caccia di preda per la leonessa
e sazi la fame dei leoncini,
40quando sono accovacciati nelle tane
o stanno in agguato fra le macchie?
41Chi prepara al corvo il suo pasto,
quando i suoi nati gridano verso Dio
e vagano qua e là per mancanza di cibo?


COMMENTO



Le domande del Creatore rivolte a Giobbe sono domande rivolte all'uomo di ogni tempo che crede di aver raggiunto la perfezione, illudendosi e peggio ancora ingannandosi. La scienza dei giorni nostri ci permette certo di ottenere delle risposte ma è sempre e solo grazie a Dio se l'uomo è capace di fare delle scoperte poiché il dono della scienza viene dall'Altissimo. Inoltre quanto conosciamo oggi è nulla paragonato alle infinità di cose presenti nell'universo. Spesso si fa l'errore di dissociare le creature da Dio come se non avessero nulla a che fare con Lui. Lui le ha fatte e le conosce da prima che le creasse. Se volgiamo lo sguardo agli animali domestici, dovremmo contemplare che anch'essi sono creature uscite dalla Sapienza di Dio e se sono presenti su questa Terra è per volontà del Creatore. Intenerisce vedere il Creatore parlare della leonessa e dei suoi piccoli. Questo aspetto del Creatore ci fa contemplare la Sua provvidenza che guarda a ogni creatura. Dio certamente ama l'uomo più degli animali perché è la Sua creatura prediletta tanto da avergli dato delle capacità non presenti negli animali, ma ricordiamoci che Egli ama anche i piccoli animali presenti in natura e di questo possiamo trovare conferma nel vedere come a queste creature non manchi il cibo. Come vediamo la Provvidenza opera sopra tutta la Terra. Gesù nel Vangelo ci parla del Padre che provvede a dar da mangiare agli uccelli del cielo, a vestire l'erba del campo. Dice esattamente: "Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre" (Mt 6,26). "Eppure il Padre vostro celeste li nutre": Queste sono parole bellissime che mostrano la premura di Dio verso l'intero creato, quindi non solo verso noi uomini Sue creature predilette, ma anche verso tutte le altre creature presenti nel mondo. Al termine del capitolo il Creatore chiede a Giobbe: "Chi prepara al corvo il suo pasto, quando i suoi nati gridano verso Dio e vagano qua e là per mancanza di cibo?". E' lo stesso che dice Gesù. Il Padre nutre gli uccelli del cielo.


Il Creatore ad un certo punto dice a Giobbe: Certo, tu lo sai, perché allora eri nato e il numero dei tuoi giorni è assai grande! Sembra di vedere dell'ironia in queste parole. Questo è un altro aspetto del Creatore da contemplare: presso Dio c'è gioia, quella stessa gioia che si è manifestata nei santi. Il pensiero vola in questo momento a San Filippo Neri che la Chiesa Cattolica ha ricordato qualche giorno fa. San Filippo esortava all'allegria e lui stesso era una persona molto allegra. A volte noi cattolici abbiamo la cattiva abitudine di tenere il muso, sebbene questo sia del tutto normale per la nostra fragile natura, specie in momenti difficili della nostra esistenza, e anzi il Signore soffre assieme a noi in quei momenti. Dovremmo spesso volgere lo sguardo verso le cose semplici e belle della vita, cercare Dio anche attraverso un insetto, un fiore, un albero che muove le sue foglie al vento. Guardare al creato ci permette di contemplare l'armonia e la sensibilità con le quali il Creatore ha formato tutte le cose presenti. Un gattino che miagola, una formica che trascina una mollica di pane, un cane che scodinzola allegramente.. in queste ed altre scene della vita, contempliamo la tenerezza, la gioia del Creatore. Egli manifesta la Sua gioia, la Sua tenerezza ma anche la Sua maestà attraverso le opere. Un'artista esprime il suo carattere e i suoi sentimenti attraverso i quadri e così il Creatore ha fatto altrettanto con il creato. Un vulcano imponente appena racconta la maestà del Signore,  un temporale la Sua potenza, una farfalla che volteggia nell'aria ne racconta appena la delicatezza, un topolino che corre in una viuzza e un pulcino di aquila che apre il suo becco raccontano appena la tenerezza del Signore. Quanti aspetti diversi nel creato che ci fanno contemplare il carattere e i sentimenti del Creatore.  Dall'immensità delle stelle ad un piccolo ragno che tesse la sua ragnatela.


Certamente queste domande rivolte dal Signore a Giobbe sono una sorta di rimprovero. Al di là delle riflessioni che abbiamo fatto sul creato e sulla gioia presente senz'altro presso Dio, riflessioni che possiamo considerare a parte poiché abbiamo contemplato un altro aspetto che non ha molto a che fare con il senso della conversazione, il Creatore rimprovera Giobbe poiché questi ha detto cose senza conoscere Dio. Infatti verso la fine di questo libro vedremo cosa risponde Giobbe al Signore al termine della conversazione.


Nel prossimo capitolo vedremo il Signore continuare a porre domande a Giobbe.


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