martedì 11 ottobre 2011

La Città di Dio - XXXVI parte

Riprendiamo la lettura dell'opera di Sant'Agostino nota come "La città di Dio": continua la lettura del libro quarto dell'opera che si sofferma oggi sull'imperalismo romano; oggi continuiamo a vedere il Santo d'Ippona "esaminare" a fondo la religione politeista romana, di cui vengono smascherate le vistose incongruenze:

Libro quarto
IMPERIALISMO ROMANO E POLITEISMO


11. I pagani conferiscono a Giove molti attributi in base a spiegazioni naturalistiche e a dottrine filosofiche 26. Ora Giove sarebbe la mente del mondo sensibile che riempie e muove la mole dell'universo saldamente strutturata con i quattro elementi o quanti a loro piace; ora cederebbe alla sorella e ai fratelli le rispettive zone; ora sarebbe l'etere che dal di sopra si congiunge con Giunone che è aria distesa al di sotto; ora sarebbe tutto il cielo insieme con l'aria, e con piogge fertilizzanti e spermi feconderebbe la terra in quanto coniuge e madre, giacché nei rapporti divini il fatto non è turpe. E poiché non è necessario passare in rassegna tutte le prerogative, sarebbe il dio unico, di cui, secondo l'opinione di molti, l'altissimo poeta ha detto: Che il dio penetra tutta la terra, la distesa del mare e il cielo infinito 27. Quindi egli, sempre lo stesso, sarebbe nell'etere Giove, nell'aria Giunone, nel mare Nettuno, nel fondo marino Salacia, nella terra Plutone, nel sottoterra Proserpina, nel focolare domestico Vesta, nell'artigianato Vulcano, nell'astrologia il sole, la luna e le stelle, nella mantica Apollo, nel commercio Mercurio, in Giano sarebbe colui che inizia, in Termine colui che segna i confini, Saturno nel tempo, Marte e Bellona nell'arte militare, Libero nella viticultura, Cerere nell'agricoltura, Diana nella vita silvana, Minerva nella cultura 28. E sempre lui sarebbe infine in quella schiera di dèi per dir così popolani. Col nome di Libero sarebbe preposto al sesso maschile e col nome di Libera a quello femminile, sarebbe il dio padre che fa venire il feto alla luce, la dea Mena che secondo loro è preposta alle mestruazioni, Lucina che deve essere invocata dalle partorienti. Sempre egli porterebbe aiuto a coloro che nascono accogliendoli nel grembo della terra col nome di Opi, aprirebbe la bocca al vagito e si chiamerebbe il dio Vaticano, come levatrice estrarrebbe dalla terra e si chiamerebbe la dea Levana, proteggerebbe le cune e si chiamerebbe Cunina. Non sarebbe diverso ma sempre lui in quelle dee che tessono il carme sul destino dei nati e si chiamano le Carmenti, sarebbe preposto agli eventi fortuiti col nome di Fortuna, spremerebbe la mammella al bimbo nella ninfa Rumina perché gli antichi hanno chiamato ruma la mammella, somministrerebbe la pozione nella ninfa Potina, offrirebbe da mangiare nella ninfa Educa, si chiamerebbe Pavenza dalle paure infantili, Venilia dalla speranza che viene, Volupia dalla voluttà, Agenoria dall'agire, la dea Stimola dagli stimoli con cui l'uomo è mosso a un'eccessiva attività, la dea Strenia se lo rende strenuo, Numeria se gli insegna a calcolare i numeri, Camena se a cantare, sarebbe anche il dio Conso perché dà consigli e la dea Senzia perché ispira sentenze, la dea Giovinezza perché, dopo la toga pretesta, sorveglia gli inizi dell'età giovanile ed anche la Fortuna barbata perché fa crescere la barba agli adolescenti. Si vede proprio che non hanno tenuto in considerazione gli adolescenti perché avrebbero dovuto nominare a questa divina funzione per lo meno un dio maschio, o Barbato da barba, come Noduto da nodo, comunque non Fortuna ma in quanto portatore di barba Fortunio. Sempre Giove congiungerebbe gli sposi nel dio Giogatino e quando si scioglie la cintura alla sposa ancor vergine, egli sarebbe invocato col nome della dea Verginese; sarebbe Mutuno o Tutuno che presso i Greci è Priapo 29. Se proprio non fa vergogna, tutti gli attributi che ho ricordato e gli altri che non ho ricordato, poiché ho ritenuto di non dover dir tutto, tutti gli dèi e le dee sarebbero un solo Giove, tanto se essi sono sue parti, come sostengono alcuni 30, ovvero sono i suoi poteri, come opinano coloro i quali insegnano che egli è la mente del mondo 31. Questa è la tesi dei più grandi eruditi. Ma se questo è il significato, dato che per adesso non ne cerco altro, che cosa perderebbero se, prendendo assennatamente la scorciatoia, adorassero un solo Dio? Quale suo attributo sarebbe trascurato se egli fosse adorato per sé? Se poi si doveva temere che le sue parti omesse o trascurate si sdegnassero, allora non è vera la loro tesi, che tutta la vita sensibile, la quale contiene tutti gli dèi quasi suoi poteri, membra o parti, sia come di un solo vivente; ma ogni parte ha una propria vita separata dalle altre se una si può sdegnare a differenza di un'altra, una placarsi e l'altra muoversi a sdegno. È sciocca poi l'affermazione che tutte insieme, cioè l'intero Giove si sia potuto offendere se le sue parti non fossero adorate in particolare ad una ad una. Infatti nessuna di esse sarebbe trascurata se egli solo, che tutte le contiene, fosse adorato. Per omettere le altre divinità che sono innumerevoli, quando affermano che tutti gli astri sono parti di Giove, che tutti hanno vita e anima ragionevole e che perciò incontestabilmente sono dèi 32, non riflettono che molti di essi non sono venerati, che a molti non costruiscono templi e non erigono altari, perché a pochissimi astri hanno ritenuto di dover erigere altari e sacrificare loro in particolare. Se dunque si sdegnassero quelli che non sono venerati in particolare, perché non hanno paura di vivere con pochi astri resi propizi e con tutto il cielo sdegnato? Se poi adorano tutti gli astri appunto perché adorano Giove in cui si trovano, con questa abbreviazione potrebbero propiziare tutti in lui solo. Così nessuno se la prenderebbe a male, poiché in lui solo nessuno sarebbe trascurato. Altrimenti con l'adorarne alcuni, si offrirebbe un giusto motivo di sdegno agli altri, molto più numerosi, che sono stati trascurati, tanto più che ad essi fulgenti nell'alto sarebbe preferito Priapo sdraiato a terra nella sua sconcia nudità.

12. Ma c'è un motivo che, al di là di ogni passione polemica, deve indurre uomini intelligenti o comunque siano, perché all'occorrenza non si richiede un'alta intelligenza, a fare una riflessione. Se Dio è la mente del mondo e se il mondo è come un corpo a questa mente, sicché è un solo vivente composto di mente e di corpo ed esso è Dio che contiene in se stesso tutte le cose come in un grembo della natura; se inoltre dalla sua anima, da cui ha vita tutto l'universo sensibile, vengono derivate la vita e l'anima di tutti i viventi secondo le varie specie, non rimane nulla che non sia parte di Dio. Ma se questa è la loro tesi, tutti possono capire l'empietà e la irreligiosità che ne conseguono. Qualsiasi cosa si pesti, si pesterebbe una parte di Dio; nell'uccidere qualsiasi animale, si ucciderebbe una parte di Dio. Non voglio dir tutte le cose che possono balzare al pensiero. Non è possibile dirle senza vergogna.

13. Se poi sostengono che soltanto gli animali ragionevoli, come sono gli uomini, sono parti divine, non capisco perché, se tutto il mondo è Dio, debbano discriminare le bestie. Ma che bisogno c'è di polemizzare? Riguardo allo stesso animale ragionevole, cioè l'uomo, la cosa più banale è ritenere che una parte divina prende le botte quando le prende un fanciullo. E soltanto un pazzo può sopportare che le parti divine divengano dissolute, ingiuste, empie e in definitiva degne di condanna. Infine perché il dio si arrabbierebbe con coloro che non lo onorano se sono le sue parti a non onorarlo? Resta dunque l'affermazione che tutti gli dèi abbiano una propria vita, che ciascuno viva per sé, che nessuno di loro è parte di un altro, ma che tutti si devono adorare, se è possibile conoscerli e adorarli, giacché sono tanti che per tutti non è possibile. E poiché fra di essi Giove è considerato il re, credo che, secondo loro, sia stato lui a fondare e incrementare lo Stato romano. Perché se non l'ha fatto lui, qual altro dio, a sentir loro, ha potuto intraprendere un'opera tanto colossale, dato che tutti sono indaffarati in particolari incombenze e mansioni e l'uno non invade quelle dell'altro? Quindi soltanto dal re degli dèi ha potuto ricevere diffusione e incremento il regno degli uomini.

 

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